di Micol Baronio
Insonnia, tachicardia, disturbi gastrointestinali, dolori muscolari persistenti, difficoltà di concentrazione e alterazioni dell’umore. Sintomi molto diversi che possono avere un denominatore comune: lo stress cronico.
A spiegare i meccanismi attraverso i quali uno stato di tensione prolungata può influenzare l’organismo è il dottor Vincenzo Montana, fisioterapista con oltre quarant’anni di esperienza. Il primo aspetto da comprendere riguarda la risposta fisiologica allo stress. Di fronte a una situazione percepita come minacciosa, l’organismo attiva meccanismi di adattamento che coinvolgono adrenalina e cortisolo. Aumentano la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la tensione muscolare. Una risposta normalmente transitoria, che permette di affrontare l’emergenza.
Il problema, sottolinea Montana, nasce quando questi sistemi rimangono attivati troppo a lungo e l’organismo fatica a recuperare il proprio equilibrio fisiologico.
Uno degli errori più frequenti riguarda la gestione dell’attività fisica. Chi trascorre ore sotto pressione e utilizza la pausa pranzo per allenarsi intensamente, senza concedersi un adeguato recupero, rischia di aggiungere un ulteriore carico a quello già sostenuto. In determinate condizioni, spiega Montana, una passeggiata può essere più indicata di una corsa impegnativa.
Un altro capitolo fondamentale è quello dell’insonnia. Il cortisolo partecipa alla regolazione del ritmo sonno-veglia e uno stato di iperattivazione può interferire con il riposo notturno. Per questo Montana invita a valutare non soltanto il sintomo, ma anche gli orari dei pasti, la digestione, l’attività sportiva serale e le abitudini che precedono il sonno.
Particolarmente importante è anche il rapporto tra stress e dolore. Una cervicalgia o una lombalgia possono avere una causa strutturale documentata, ma la componente emotiva può contribuire ad amplificare la percezione dolorosa. È il motivo per cui, secondo Montana, alcuni pazienti ottengono benefici limitati dai trattamenti rivolti esclusivamente alla zona interessata. L’attenzione deve quindi spostarsi dai singoli sintomi ai meccanismi che possono mantenerli attivi. Il fisioterapista richiama l’importanza di valutare contemporaneamente la componente muscolo-scheletrica, quella viscerale e quella emozionale, ricostruendo anche eventuali traumi fisici e situazioni di forte tensione psicologica.
Lo stress prolungato, inoltre, può associarsi ad alterazioni della motilità gastrointestinale, reflusso, modificazioni dell’appetito e peggioramento di alcune condizioni dermatologiche. Anche il sistema immunitario può risentire di una disregolazione persistente della risposta allo stress.
L’obiettivo, conclude Montana, non è semplicemente attenuare il disturbo più evidente, ma comprendere perché l’organismo non riesca a recuperare dopo una sollecitazione. È su questa impostazione che si basa il suo approccio multidisciplinare: valutare la persona nella sua complessità, distinguere le componenti strutturali da quelle funzionali e individuare i fattori che contribuiscono a mantenere lo stato di sovraccarico.