di Stefano Ribaldi*
L’arte di Banksy nasce sui muri delle città, lontano dalle gallerie e dalle istituzioni culturali. Eppure proprio i musei sono diventati uno dei principali luoghi di diffusione delle sue immagini.
E’ questa apparente contraddizione il punto di partenza di «Banksy – Street is the museum», la mostra che dal 22 ottobre al 31 gennaio occupa le storiche cantine di Palazzo Falletti di Barolo, a Torino. Oltre 150 riproduzioni, fotografie, graffiti e installazioni video ricostruiscono l’universo creativo dello street artist britannico, la cui identità continua a essere avvolta nel mistero. Curata da Artful Contemporary, l’esposizione rappresenta una nuova evoluzione del progetto The World of Banksy, che ha già richiamato milioni di visitatori a livello internazionale. Il percorso riunisce alcune delle immagini più riconoscibili dell’arte contemporanea.
Da Girl with Balloon, la bambina che tende la mano verso un palloncino rosso a forma di cuore, a Flower Thrower, il manifestante che al posto di un ordigno lancia un mazzo di fiori. Immagini semplici nella costruzione, ma capaci di condensare messaggi politici e sociali di straordinaria immediatezza. Esordito artisticamente nella Bristol degli anni Novanta, Banksy ha fatto dello stencil il suo principale strumento espressivo. Una tecnica rapida, adatta agli interventi clandestini nello spazio urbano, attraverso la quale affronta guerra, consumismo, migrazioni, disuguaglianze e diritti civili. La sua forza risiede soprattutto nell’ironia, spesso utilizzata per rovesciare il significato di simboli familiari e mettere in discussione le contraddizioni della società.
La mostra torinese propone ricostruzioni realizzate su materiali differenti, dalla tela all’alluminio, dal tessuto al plexiglass. Una scelta che solleva una questione centrale: come conservare un’arte concepita per essere temporanea? Molti interventi di Banksy sono infatti scomparsi, cancellati, deteriorati o rimossi dai muri sui quali erano stati realizzati. La conservazione della memoria diventa così uno degli obiettivi dell’esposizione, anche se rimane aperto il dibattito sul rapporto tra street art e istituzioni museali. Banksy ha costruito parte della propria notorietà proprio contestando i meccanismi del mercato dell’arte, salvo poi diventarne uno dei protagonisti più ricercati. Emblematico il caso di Girl with Balloon, parzialmente triturata durante un’asta londinese nel 2018 e successivamente ribattezzata Love Is in the Bin: una provocazione che ha finito per accrescere ulteriormente il valore dell’opera.
A Torino il pubblico può quindi confrontarsi non soltanto con l’iconografia di Banksy, ma anche con le domande che il suo lavoro continua a suscitare. Il confine tra arte e protesta, il valore economico delle immagini, la libertà dello spazio pubblico e il ruolo dello spettatore. Il titolo della mostra ne riassume il principio fondamentale: il museo di Banksy resta la strada. Palazzo Barolo offre l’occasione di comprendere perché quelle immagini, nate per sorprendere i passanti, siano diventate parte della cultura visiva del nostro tempo.
*Autore e produttore TV