Il cambiamento demografico è destinato a ridisegnare gli equilibri economici e sociali del Paese, con conseguenze particolarmente rilevanti per il Nordovest.
Lombardia, Piemonte e Liguria si trovano di fronte alla necessità di garantire pensioni, cure e assistenza a una popolazione progressivamente più anziana, in un contesto nel quale il numero delle persone in età lavorativa rischia di diminuire. E’ il quadro delineato dal rapporto 2026 della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, ripreso dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani nel documento Il welfare alla prova della demografia. La popolazione italiana, pari a circa 59 milioni di persone nel 2024, dovrebbe scendere a 58,5 milioni nel 2030, a 54,7 milioni nel 2050 e a 48,1 milioni nel 2070. Alla diminuzione dei residenti si accompagna l’invecchiamento. In pratica, si arriverebbe ad avere quasi 64 persone anziane ogni 100 in età lavorativa, contro le 38 attuali. Per Lombardia, Piemonte e Liguria questi indicatori rappresentano una chiave di lettura decisiva per programmare i servizi e valutare la sostenibilità del welfare.
Il nodo del lavoro e delle risorse
La contrazione demografica non incide soltanto sul numero dei potenziali beneficiari delle prestazioni pubbliche, ma anche sulla capacità di finanziarle. Secondo lo scenario RGS, gli occupati in Italia diminuirebbero da circa 24,1 milioni nel 2025 a 20,1 milioni nel 2070, nonostante l’aumento previsto del tasso di occupazione dei 15-64enni dal 62,2% del 2024 a quasi il 68% intorno al 2050. Una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, da sola, non basterebbe quindi a compensare la riduzione della popolazione attiva. Le simulazioni dell’Osservatorio indicano che un aumento di due punti percentuali del tasso di attività entro il 2050 ridurrebbe l’incidenza complessiva della spesa per pensioni, sanità e assistenza di circa 0,25 punti di Pil nel 2045 e di 0,14 punti nel 2070. Un incremento annuo della produttività superiore di 0,25 punti abbasserebbe invece il rapporto tra queste spese e il Pil di circa 0,54 punti nel 2045 e 0,46 nel 2070.
Pensioni e sanità, la pressione crescerà
La spesa pubblica per pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo alle persone non autosufficienti passerà, secondo le stime, dal 22,5% del Pil nel 2025 al 23,2% nel 2030, al 25,1% nel 2040 e al picco del 25,4% nel 2045. Successivamente dovrebbe scendere al 22,9% nel 2070. La riduzione prevista non significa che il problema dell’assistenza si risolverà. La componente previdenziale passerebbe dal 15,2% del Pil nel 2025 a circa il 17% nel periodo 2040-2045, per poi ridursi al 14% nel 2070. Diversa la traiettoria della sanità: in uno scenario che isola l’effetto dell’invecchiamento, la spesa sanitaria salirebbe dal 6,3% del Pil nel 2025 al 7,4% nel 2070. Per l’assistenza di lungo periodo, la previsione è di una crescita dall’1,7% del Pil nel 2025 a circa il 2,4-2,5% verso la fine dell’orizzonte considerato. Già oggi circa tre quarti della spesa per questa forma di assistenza è destinata agli over 65. Per Lombardia, Piemonte e Liguria la programmazione sociosanitaria dovrà dunque misurarsi con un fabbisogno crescente di cure continuative, assistenza domiciliare e servizi per la non autosufficienza. La questione non riguarda solo quante risorse saranno necessarie, ma anche la disponibilità di personale e l’organizzazione dei servizi.
Prevenzione e programmazione
Un ulteriore elemento riguarda le malattie croniche. Secondo le simulazioni OCSE, tra il 2026 e il 2050 il solo cambiamento della struttura per età della popolazione italiana potrebbe aumentare del 65% la spesa sanitaria pro capite. Il messaggio dei rapporti è chiaro: la sostenibilità del welfare non dipenderà solo dall’ammontare della spesa, ma dall’equilibrio tra chi avrà bisogno di prestazioni e chi contribuirà a finanziarle. Un equilibrio da costruire prima che la fase più intensa della transizione demografica, attesa nei prossimi vent’anni, raggiunga il suo apice.