Il quadro

Raccolta differenziata in Lombardia le performance più virtuose

La Lombardia si colloca tra le realtà più virtuose mentre il Piemonte mantiene livelli elevati, ma con margini di miglioramento; male la Liguria, tra le cinque regioni messe peggio in Italia.

Raccolta differenziata in Lombardia le performance più virtuose

La raccolta differenziata continua a guadagnare terreno in Italia, mentre nel 2024 torna a crescere anche la produzione complessiva di rifiuti urbani. E’ un quadro che presenta luci e ombre soprattutto nel Nordovest, dove Lombardia e Piemonte mostrano performance più avanzate, mentre la Liguria resta sotto la soglia del 65% fissata dalla normativa. Nel 2024 gli italiani hanno prodotto complessivamente 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto al 2023. La produzione media è salita a 507,7 chilogrammi per abitante, 11,5 kg in più in un anno. L’incremento è stato particolarmente evidente nel Nordovest, dove i rifiuti prodotti sono aumentati del 3,2%, raggiungendo una media di 502,7 kg per abitante. Nello stesso anno la raccolta differenziata nazionale ha raggiunto il 67,7%, un punto in più rispetto al 2023 e ormai stabilmente oltre il target del 65%. E’ proprio all’interno del Nordovest che emergono però differenze significative. La Lombardia si colloca tra le realtà più virtuose del Paese per capacità di intercettare e separare i materiali, mentre il Piemonte mantiene livelli elevati, ma con margini di miglioramento. La Liguria, al contrario, rappresenta uno dei principali punti critici del Nord: nel 2024 la raccolta differenziata si è fermata al 59,6%, la quota più bassa dell’intero Settentrione e tra le cinque più basse d’Italia. La fotografia regionale va letta anche alla luce di un fenomeno più generale: dove la raccolta è più organizzata e capillare, una maggiore quantità di rifiuti può essere effettivamente intercettata e contabilizzata. L’aumento della produzione, dunque, non coincide necessariamente soltanto con una crescita dei consumi: sistemi di raccolta più efficienti possono far emergere flussi che in passato sfuggivano alla misurazione.

Lombardia e Piemonte, un modello da consolidare

Nel Nordovest la raccolta differenziata raggiunge complessivamente il 71,3%, quasi quattro punti oltre la media italiana. La quota di popolazione residente in comuni che hanno già raggiunto almeno il 65% arriva al 70,2%, contro il 64,7% nazionale. È un risultato che testimonia la diffusione di sistemi di raccolta ormai strutturati, ma anche la distanza ancora esistente tra i territori più avanzati e quelli in ritardo. La Lombardia beneficia di una rete capillare di servizi e di una consolidata abitudine alla separazione dei rifiuti. Anche i comportamenti quotidiani delle famiglie confermano il buon livello raggiunto dal Nordovest: nel 2025 la quota di famiglie che dichiara di differenziare sempre la carta arriva al 94,8%, mentre per vetro e plastica si sfiora il 95%. Anche la raccolta dell’organico è ormai una pratica largamente diffusa. Il Piemonte si inserisce nello stesso percorso di maturazione, ma il dato più interessante riguarda soprattutto il rapporto tra città e territori meno densamente popolati. I dati nazionali mostrano infatti che la differenziata tende a essere più consolidata nei comuni medio-piccoli e nelle aree periferiche, mentre i grandi centri urbani incontrano maggiori difficoltà, soprattutto per le frazioni più particolari, come farmaci e batterie.

La sfida delle grandi città

Il nodo urbano resta centrale. Nel 2024 i comuni capoluogo italiani hanno prodotto 9,7 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 32,3% del totale nazionale, a fronte di una popolazione che rappresenta circa il 30%. La produzione pro capite è salita a 546,2 kg, oltre 38 kg sopra la media italiana. La raccolta differenziata, pur crescendo di 1,5 punti, si è fermata al 58,4%. Nel confronto tra i grandi capoluoghi del Nordovest, la situazione riflette la complessità della gestione metropolitana. Le grandi città devono servire un numero elevatissimo di utenze, gestire flussi di pendolari e attività commerciali e affrontare una maggiore concentrazione di rifiuti. Non sorprende quindi che, a livello nazionale, i capoluoghi delle città metropolitane registrino una differenziata del 50,3%, contro il 67,3% degli altri capoluoghi di provincia. Eppure proprio nei capoluoghi liguri e piemontesi si moltiplicano le iniziative di prevenzione, riuso e sensibilizzazione. Tra i capoluoghi metropolitani italiani, Torino e Genova figurano anche tra le città che dispongono di centri di riparazione e preparazione al riutilizzo.

Porta a porta, costi e fiducia dei cittadini

Il cambiamento non riguarda soltanto gli impianti o le amministrazioni. Nel 2025 il 73% delle famiglie italiane dichiara di essere servito dalla raccolta porta a porta, contro il 66% del 2018. Nel Nordovest il sistema raccoglie un consenso relativamente elevato: il 73% delle famiglie si dichiara molto o abbastanza soddisfatto del servizio. Ma il giudizio non è privo di criticità. Il 63,7% delle famiglie italiane considera elevato il costo della raccolta dei rifiuti. Nel Nordovest la quota scende al 58,6%, mentre in Lombardia il 47,4% delle famiglie considera il costo adeguato: è uno dei risultati regionali migliori del Paese. La principale fonte di insoddisfazione resta però la frequenza del servizio: riguarda il 55,9% delle famiglie servite dal porta a porta. Seguono gli odori provocati dai rifiuti organici non raccolti (35%), la gestione di sacchetti e contenitori (31,4%) e gli orari della raccolta (30,2%). E’ un segnale importante: raggiungere percentuali elevate di differenziata non significa soltanto aumentare la quantità raccolta, ma anche rendere il servizio più affidabile e comprensibile. La direzione, tuttavia, è chiara: più raccolta differenziata, maggiore attenzione al riuso e al compostaggio e una crescente partecipazione delle famiglie. La prossima sfida sarà trasformare questi progressi quantitativi in una gestione sempre più efficace, sostenibile e percepita come equa dai cittadini.