Il futuro del servizio idrico integrato in Italia attraversa una fase di profonda trasformazione. Non si tratta più soltanto di garantire l’acqua potabile e gestire la fognatura ordinaria, ma di far fronte a siccità prolungate, eventi meteo estremi e microinquinanti emergente come farmaci e cosmetici. L’indagine «I Cittadini dell’acqua 2026», condotta su un campione di oltre mille utenti dal Laboratorio Ref e presentata nel report numero 328 firmato da Donato Berardi e Michele Tettamanzi, scatta una fotografia dettagliata del Paese. In questo scenario, il Nordovest, che raccoglie il 28% degli intervistati nazionali, si distingue nettamente come l’ambito territoriale con le prestazioni percepite più elevate e il maggior grado di coesione tra utenza e aziende di gestione.
La continuità e la qualità della gestione idrica generano valutazioni di gran lunga superiori alla media nazionale. Ben il 57,6% degli abitanti del Nordovest valuta il servizio complessivamente buono oppure ottimo, un dato che supera il 54,9% del Nordest e stacca in modo netto il Centro, fermo al 28,6%, e il Sud, al 23,3%. Se si aggiunge un ulteriore 36% di utenti che assegna una valutazione sufficiente, la percentuale di cittadini soddisfatti o appagati sfiora il 94%. Solo il 6,8% esprime un giudizio apertamente negativo, a fronte di insufficienze che al Centro toccano il 30,6% e al Sud il 35,3%.
Questo giudizio positivo si traduce in un fortissimo capitale di fiducia verso i gestori locali. Nel Nordovest il 78,8% dei cittadini dichiara di fidarsi molto o abbastanza del gestore del servizio idrico del proprio territorio, mentre la sfiducia resta contenuta a un ridottissimo 10,1%. Per fare un confronto, nel Mezzogiorno la quota di cittadini sfiduciati sale al 37,8%. La ragione primaria di questo divario risiede nell’esperienza diretta dei disservizi e dei razionamenti: se a livello nazionale il 40,2% degli intervistati dichiara di aver subito razionamenti d’acqua negli ultimi due anni, nel Nordovest la percentuale scende al 20,9%, contro il 41,7% del Centro e il 67,7% del Sud. Chi ha sperimentato sulla propria pelle l’interruzione della risorsa esprime un livello di preoccupazione per il futuro che raggiunge il 91%, a fronte di una media generale del 68,7%.
Bolletta, costi e regolazione
Nonostante la forte fiducia, l’indagine mette in luce un forte deficit di conoscenza dell’infrastruttura industriale. Nel Nordovest il 53,9% dei titolari di un contratto diretto identifica correttamente l’azienda idrica come fornitore, ma tra chi riceve l’acqua tramite gestione condominiale indiretta la percentuale di chi non sa chi gestisca il servizio sale al 22,1%. A livello generale, oltre la metà degli italiani, il 52%, ammette di non sapere quanto costi un metro cubo d’acqua del rubinetto (pari a mille litri), e solo il 26,3% individua la fascia reale compresa tra uno e tre euro. Sussistono dubbi anche sulle responsabilità normative: il 45,2% dei cittadini ritiene che la tariffa sia decisa autonomamente dall’azienda di gestione, mentre solo il 35,4% sa che la tariffa è stabilita da un’autorità pubblica sulla base di regole trasparenti definite a livello nazionale.
Le priorità d’investimento
La sensibilità verso i rischi climatici rimane elevata anche dove le reti funzionano meglio. Nell’esercizio di allocazione del budget ideato dal Laboratorio Ref, che chiede ai cittadini di ripartire un portafoglio ideale di 100 euro di nuovi investimenti, il Nordovest traccia una gerarchia di interventi ben definita. La quota più consistente, pari a 28 euro, viene assegnata alla riduzione del rischio di scarsità idrica e alla promozione del riuso sicuro delle acque depurate. Subito dopo, con 26 euro, figurano gli interventi su reti e impianti fognari per far fronte ad allagamenti e piogge intense, appaiati a 25,7 euro destinati al potenziamento dei depuratori per la rimozione dei microinquinanti a tutela della salute. Chiude la classifica, con 20,3 euro, la riduzione dei consumi energetici e la produzione di energia rinnovabile dagli impianti idrici. Il messaggio del Nordovest è chiaro: in un territorio efficiente, investire serve a prevenire anziché riparare.
Riuso, depurazione avanzata e la sostenibilità dei costi
L’apertura alle nuove tecnologie è ampiamente consolidata. Oltre il 90% degli utenti concorda sull’utilità dell’acqua depurata per usi agricoli e industriali, e il 58,9% si dice disposto ad acquistare prodotti alimentari irrigati con acque riciclate pagando persino un piccolo sovrapprezzo. Inoltre, il 79,9% approva gli investimenti in depurazione avanzata pur trattandosi di benefici ecologici non visibili al rubinetto. Sul piano dell’equità, il 68,5% condivide le nuove direttive europee che attribuiscono alle aziende farmaceutiche e cosmetiche almeno l’80% dei costi di rimozione dei microinquinanti, mentre per il restante 20% il 66,1% dei cittadini preferisce il ricorso alla fiscalità generale anziché alla bolletta. Proprio sul nodo economico emerge la cautela dell’utenza. Sebbene la fiducia favorisca la disponibilità a pagare (tra chi si fida molto del gestore l’accettazione degli aumenti arriva al 71,8%, contro il 36,6% di chi non si fida affatto), il 34,5% dei cittadini rifiuta qualsiasi rincaro in bolletta. La maggioranza, pari al 51,9%, accetterebbe solo incrementi contenuti compresi tra l’1% e il 5% all’anno, mentre le quote superiori al 5% restano marginali. Per i gestori di Piemonte, Lombardia e Liguria la sfida fondamentale consisterà quindi nel trasformare questa elevata soddisfazione in un patto di trasparenza, dimostrando che l’adeguamento tariffario è la garanzia per preservare nel tempo un bene inestimabile.