Rispetto al complesso delle imprese, per quelle piccole e medie gli ultimi periodi di difficoltà si stanno caratterizzando anche per la diminuzione del credito bancario. O, per meglio dire, per l’aumento delle difficoltà di accesso al credito delle banche da parte delle piccole e medie imprese. Secondo un’analisi di Confartigianato infatti per le aziende con meno di 20 dipendenti a metà 2026 si registra un -3,6% dei trasferimenti dagli istituti di credito su base annua.
La situazione nel Nordovest
Le differenze territoriali sono abbastanza marcate, anche se seguono tutte la linea della penalizzazione. Così andiamo dalla Valle d’Aosta, dove la diminuzione del credito bancario per le PMI è del -9,1% (-16% per il totale delle imprese), la regione con la percentuale di perdita più elevata d’Italia, alla Lombardia, regione meno penalizzata in assoluto (-1,5% per le PMI e +2,6% sul totale delle imprese). Rimanendo nei territori del Nordovest, la Liguria perde il -5,7% per le PMI e il 4% sul totale delle imprese, mentre il Piemonte perde il 3,8% di credito per le PMI e guadagna l’1% sul totale del credito alle imprese. In totale l’area geografica del Nordovest cuba il 30,1% dello stock di prestiti per le PMI disponibile in Italia. Il 19,4% è il dato della sola Lombardia.
Le PMI sono penalizzate nell’accesso al credito bancario
La tendenza generale è quella delle perdite di credito maggiori per le piccole imprese. In tutte le regioni si osserva questo andamento, anche se in alcune è meno marcato: tra le maggiori regioni le contrazioni dei prestiti alle piccole imprese più contenute rispetto alla media si osservano in Lombardia (-1,5 %), in Sicilia (-2,6%), in Campania (-3,0%), nel Lazio (-3,1%) e in Puglia (-3,4 %) mentre le flessioni più marcate sono quelle di Toscana (-6,1%) e Veneto (-4,9%). Tra le altre regioni le diminuzioni più ampie si osservano per Valle d’Aosta (-9,1%), Marche (-6,6%) e Liguria (-5,7%).
«Il credito – scrivono gli autori dell’indagine di Confartigianato – continua a crescere per il sistema produttivo nel suo complesso, mentre si riduce per le piccole imprese, che rappresentano la componente più numerosa e diffusa del tessuto imprenditoriale italiano. Si delinea un effetto asimmetrico della restrizione monetaria, che penalizza maggiormente le micro e piccole imprese, alle prese con l’aumento del costo del credito e la riduzione dei prestiti. I nuovi rialzi dei tassi decisi dalla BCE rischiano di accentuare queste difficoltà, frenando gli investimenti proprio in una fase in cui è necessario accelerare i processi di innovazione e le transizioni digitale e green per rafforzare la produttività e la competitività delle imprese».