L'itinerario

ApritiModa a Milano: oltre cento atelier, archivi, laboratori e manifatture si svelano al pubblico

Nata a Milano con appena quattordici indirizzi, è arrivata a coinvolgere oltre cento realtà in tutta Italia.

ApritiModa a Milano: oltre cento atelier, archivi, laboratori e manifatture si svelano al pubblico

Ci sono luoghi che raccontano una città più delle sue vetrine. A Milano sono gli atelier, i laboratori, gli archivi delle maison, le stanze dove la moda prende forma lontano dalle passerelle e dagli obiettivi fotografici. Luoghi normalmente sottratti allo sguardo pubblico che per un fine settimana diventano accessibili, mettendo in mostra non soltanto abiti e collezioni, ma soprattutto il lavoro che li rende possibili. E’ questo il senso di ApritiModa, la manifestazione ideata dalla giornalista Cinzia Sasso che il 24 e 25 ottobre celebra la sua decima edizione. Nata a Milano con appena quattordici indirizzi, è arrivata a coinvolgere oltre cento realtà in tutta Italia. Un itinerario attraverso un patrimonio produttivo e culturale che comprende grandi marchi internazionali, atelier indipendenti, manifatture specializzate, archivi storici e laboratori artigiani. La moda, in questa prospettiva, smette di essere soltanto spettacolo e consumo. Diventa racconto del lavoro, della tecnica e della memoria. Un abito finito nasconde infatti una filiera di gesti e competenze: il taglio, la costruzione, il ricamo, la lavorazione della pelle, la scelta dei materiali. Saperli riconoscere significa leggere l’oggetto oltre la sua superficie. Milano è uno dei centri principali di questo racconto. Tra gli indirizzi aperti al pubblico figurano le sedi di Giorgio Armani, Brunello Cucinelli e Dolce&Gabbana, accanto a una costellazione di realtà artigiane meno note al grande pubblico. E’ qui che la manifestazione trova forse la sua dimensione più interessante: accostare i nomi della moda internazionale alle botteghe e ai laboratori nei quali sopravvivono competenze altamente specializzate. Un capitolo a parte riguarda gli archivi. Al Centro di Ricerca Gianfranco Ferré del Politecnico di Milano il pubblico può entrare in contatto con il patrimonio dello stilista: abiti, disegni, fotografie, documenti e accessori che restituiscono la complessità di un percorso creativo. La moda diventa così anche materia di studio, conservazione e ricerca. Non meno significativo è l’incontro con i Laboratori del Teatro alla Scala, dove il saper fare assume una forma diversa e dialoga con il costume, la scenografia e lo spettacolo. Un’altra faccia della stessa cultura materiale: quella dei mestieri che richiedono esperienza, precisione e una trasmissione continua delle conoscenze. Accanto alle grandi istituzioni ci sono poi nomi e attività che compongono la geografia più discreta del Made in Italy: ricamatori, pellettieri, sarti, creatori di accessori. Mestieri che raramente arrivano sulle prime pagine, ma che rappresentano una parte essenziale dell’identità produttiva italiana. In dieci anni ApritiModa ha trasformato questa idea in un appuntamento capace di attirare un pubblico crescente. Secondo i dati diffusi alla vigilia della nuova edizione, dalle 16mila presenze della prima manifestazione si è arrivati a oltre 50mila richieste nell’ultima edizione. Il risultato più interessante, tuttavia, non si misura soltanto nei numeri. È il cambio di prospettiva. Per due giorni la moda non viene osservata dal lato della vetrina, ma da quello del tavolo da lavoro. Il pubblico entra nei luoghi dove un’idea diventa oggetto e può vedere ciò che normalmente rimane invisibile. E’ una questione culturale prima ancora che commerciale. Le visite sono gratuite ma soggette a prenotazione: apriranno il 12 ottobre alle 9 sul sito di ApritiModa.