Il Nordovest cambia posizione nella mappa dell’illegalità ambientale, ma non esce dall’emergenza. E’ la fotografia che arriva dal rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, che prende in esame i reati accertati nel 2025. Tra Liguria, Lombardia e Piemonte sono stati registrati complessivamente 4.991 reati ambientali, quasi il 14% dei 35.735 contestati in tutta Italia. Il dato nazionale racconta un fenomeno in trasformazione. I reati ambientali sono diminuiti del 12% rispetto al 2024, ma nello stesso tempo sono aumentati dell’11,4% gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895. Sommando le due categorie, le violazioni ambientali raggiungono quota 113.630, una media di 311 al giorno. E, nonostante il calo dei reati penali, il giro d’affari stimato delle ecomafie cresce: 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi dell’anno precedente. E’ soprattutto il mondo dei rifiuti a tornare sotto i riflettori. Nel 2025 sono stati accertati in Italia 10.914 reati nel ciclo illegale dei rifiuti, quasi 30 al giorno. Per Legambiente è la prima volta dal 2018 che questa filiera torna al primo posto, davanti al ciclo del cemento, fermo a 8.034 reati.
Liguria, il sorpasso sulla Lombardia
Con 1.863 reati ambientali accertati nel 2025, la regione sale all’ottavo posto della classifica nazionale e supera la Lombardia. Il dato rappresenta circa il 5,2% di tutti i reati ambientali contestati in Italia. A spingere il dato regionale è soprattutto Genova. La provincia registra 963 reati ambientali e si colloca al settimo posto nella graduatoria nazionale, risultando la prima provincia del Nord. Da sola concentra più della metà dei reati accertati nell’intera Liguria. Il peso del territorio ligure emerge anche dal quadro tracciato da Legambiente nel dossier dedicato alla criminalità ambientale lungo le coste. Nel 2025 sono stati rilevati 1.581 reati contro l’ambiente marino e costiero, ai quali si aggiungono 3.685 illeciti amministrativi. Le persone denunciate sono state 1.654, mentre i sequestri sono stati 113, a fronte di 55.527 controlli. Nel complesso, considerando il perimetro specifico del rapporto sul mare, Liguria registra 5.266 violazioni tra reati e illeciti amministrativi. Un dato che conferma quanto il fronte ambientale sia particolarmente articolato in una regione dove attività portuali, territorio costiero, edilizia e gestione dei rifiuti si intrecciano in uno spazio geografico ristretto.
Lombardia, meno reati ma la corruzione ambientale resta un fronte aperto
La Lombardia scende al nono posto nazionale, con 1.822 reati ambientali accertati nel 2025. Sono 502 in meno rispetto ai 2.324 del 2024, quando la regione era risultata prima nel Nord. La diminuzione è quindi di circa il 21,6%. l calo non cancella però la dimensione del fenomeno. La Lombardia rappresenta ancora circa il 5,1% dei reati ambientali rilevati in Italia. All’interno della regione spicca il dato di Brescia: la provincia conta 444 reati ambientali, con 414 persone denunciate e 123 sequestri. Brescia risulta inoltre particolarmente esposta su più filiere: è prima in Lombardia per i reati legati al ciclo del cemento, seconda per quelli relativi ai rifiuti e prima per i reati contro gli animali. Alle sue spalle, nel quadro provinciale, figurano Lecco con 333 reati, Como con 125 e Milano con 97.
C’è poi un altro indicatore che contribuisce a delineare il quadro lombardo: la cosiddetta “green corruption”, cioè le inchieste nelle quali fenomeni corruttivi e interessi illeciti si intrecciano con la gestione dell’ambiente. La Lombardia entra nella parte alta della classifica nazionale: tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 Legambiente ha censito 9 inchieste, terzo dato nazionale dopo Campania (15) e Sicilia (13), mentre gli arresti sono stati 32. Il Piemonte conta invece 4 inchieste. A guidare la classifica degli arresti è la Sicilia con 96, seguita da Campania con 85 e Puglia con 53; il Mezzogiorno concentra 27 delle 75 inchieste censite.
Piemonte, rifiuti e territorio al centro
Il Piemonte occupa l’11º posto nazionale con 1.306 reati ambientali accertati nel 2025. Le persone denunciate sono state 1.177, mentre i sequestri hanno raggiunto quota 271. Nel corso dell’anno sono stati effettuati 49.799 controlli. Anche qui il ciclo dei rifiuti rappresenta uno dei principali indicatori. Sono 607 i reati contestati complessivamente nella filiera illegale dei rifiuti. Il confronto tra le province racconta una situazione particolarmente interessante. La Città metropolitana di Torino registra 299 reati ambientali, appena quattro in più rispetto a Cuneo, che arriva a 295. Ma le due province presentano caratteristiche differenti: Cuneo supera Torino nel ciclo illegale del cemento, con 77 reati, e soprattutto nel traffico illegale dei rifiuti, con 140 casi. Torino mantiene invece il primato regionale per i reati contro gli animali, con 58 episodi. Il Piemonte compare anche nel capitolo della green corruption: nel periodo maggio 2025-aprile 2026 Legambiente ha censito quattro inchieste.
Quasi 5mila reati in tre regioni
Mettendo insieme i numeri di Liguria, Lombardia e Piemonte, il conto arriva a 4.991 reati ambientali in un solo anno. Una cifra che rappresenta circa il 14 per cento del totale nazionale.La classifica regionale racconta però tre situazioni differenti. La Liguria, con 1.863 reati, si colloca davanti alla Lombardia e porta Genova tra le prime dieci province italiane. La Lombardia, pur registrando una forte diminuzione rispetto al 2024, resta una delle aree con il maggior numero di illeciti e con una presenza rilevante di inchieste legate alla corruzione ambientale. Il Piemonte, con 1.306 reati, presenta invece una particolare concentrazione delle criticità nel settore dei rifiuti.
E’ un quadro che va letto anche alla luce del dato nazionale. Il calo dei reati penali non coincide infatti con una diminuzione complessiva delle violazioni ambientali. Gli illeciti amministrativi crescono e, parallelamente, aumenta il valore economico stimato delle attività illegali. Non è un caso che Legambiente individui proprio nei rifiuti uno dei principali terreni di interesse delle organizzazioni criminali. Nel rapporto vengono censiti 393 clan coinvolti nelle ecomafie dal 1995 al 2025, 15 in più rispetto alla precedente rilevazione. Il fenomeno, insomma, non riguarda soltanto le aree tradizionalmente considerate più esposte alla criminalità ambientale. Anche il Nord produttivo e densamente infrastrutturato resta un territorio nel quale rifiuti, edilizia, consumo di suolo, traffici illeciti e corruzione possono intrecciarsi.