Alessandria in Piemonte, Sesto San Giovanni, San Giuliano Milanese e Segrate in Lombardia, Savona e Imperia in Liguria sono alcuni dei Comuni che nelle nostre regioni di riferimento hanno avuto in passato (o hanno ancora) criticità finanziarie.
E’ il quadro che emerge dalla relazione della sezione delle autonomie della Corte dei conti, che ha analizzato le crisi finanziarie dei Comuni al 31 dicembre 2025. La situazione nel Nord è abbastanza marginale: in tutto le procedure attive analizzate dagli uffici romani sono 485, riguardanti 484 enti, pari al 6,1% dei Comuni italiani. Le crisi conclamate coinvolgono, tuttavia, circa 6,5 milioni di abitanti e una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro. Dall’introduzione degli strumenti vigenti risultano, inoltre, attivate 1.448 procedure: 818 dissesti e 630 riequilibri, riferiti a 1.033 Comuni.
La situazione in Lombardia
Al 31 dicembre 2025 secondo la relazione della Corte dei conti sono state 55 le procedure di crisi finanziaria. Nel dettaglio si tratta di 35 riequilibri e 20 dissesti, corrispondenti a 48 Comuni. Quelle attive però sono 13 (5 dissesti e 8 riequilibri). I 5 dissesti interessano i Comuni di: Campione d’Italia, che decorre dal 2018; i minuscoli Cerreto Lomellina (dichiarato nel 2022) e Foppolo (dichiarato nel 2020); il Comune di San Daniele Po’ (2022) e, da ultimo, il Comune di Zavattarello. Le 8 procedure di riequilibrio attive sono, in 6 casi, in gestione (Piani approvati dalla Sezione regionale) e solo in 2 casi in istruttoria. «Nel 2025 si registra l’attivazione della procedura di riequilibrio del Comune di Urago d’Oglio (3.806 abitanti) e la dichiarazione del dissesto del piccolo Comune di Zavattarello (885 abitanti), in seguito al fallimento della procedura di riequilibrio attivata nel 2024. Sempre nel 2025 sono state chiuse cinque procedure di riequilibrio: Colzate (in anticipo sui tempi previsti), Inverigo, Lavena Ponte Tresa, Sedrina e Segrate (alla fine del 2024). È stato inoltre approvato il Piano del Comune di Bereguardo, che passa alla fase di gestione». In generale la situazione lombarda è molto marginale, dopo la soluzione dei casi più grossi sui Comuni di Segrate, San Giuliano Milanese e Sesto San Giovanni.
I Comuni piemontesi
Al 31 dicembre 2025 le procedure attivate in Piemonte erano 39 (26 riequilibri e 13 dissesti). Resta aperta ancora la procedura di riequilibrio di un grande centro come Alessandria, che ha intrapreso la strada del Patto con il Governo. Lo stesso ha fatto il Comune di Torino, pur non avendo mai attivato una procedura di crisi. Nel 2025 le procedure di riequilibrio attivate ex novo sono state 4: Moncrivello (1.363 abitanti) per il ripiano di una massa passiva di 964.396 euro; Pareto (501 abitanti), per il ripiano di una massa passiva di 202.090 euro (successivamente revocata); Piatto (466 abitanti) per il ripiano di una massa passiva di 217.580 euro; e Pietra Marrazzi (853 abitanti), con delibera n. 10 del 24 ottobre 2025, successivamente revocata. Delle 13 procedure di dissesto dichiarate nella Regione 5 sono risalenti (tra il 1989 e il 1992) e 5 ancora aperte.
In Liguria nel 2025 non sono state attivate nuove procedure
Al 31 dicembre 2025 sono state 20 le procedure di crisi finanziaria attivate nell’unica regione costiera del Nordovest. In tutto sono stati 14 riequilibri e 6 dissesti. Nel 2025 non è stata registrata nessuna nuova procedura. «Sono stati oggetto di crisi finanziaria, nel recente passato, alcuni grandi centri, come Imperia e Savona, che hanno attivato procedure di riequilibrio, entrambe chiuse. Il solo Comune di dimensioni superiori a 10.000 abitanti con una procedura di dissesto aperta è Lavagna (12.692 abitanti). Il fenomeno delle crisi ha assunto, pertanto, un carattere residuale». «In tre casi sono state attivate due procedure. Si tratta di Calice al Cornoviglio (un dissesto risalente e una procedura di riequilibrio attivata nel 2022, entrata nella fase di gestione nel 2025), Lavagna (una procedura di riequilibrio nel 2017 che, in seguito alla bocciatura del Piano, è finita in dissesto, nel 2019, tuttora aperto) e Riomaggiore (un dissesto nel 2011, chiuso nel 2015, cui è seguita, nel 2019, l’attivazione di una procedura di riequilibrio, in fase di gestione)».
L’asse nord sud è quello lungo il quale si registrano gli squilibri più elevati
Una delle criticità più persistenti riguarda la distribuzione territoriale del fenomeno delle crisi finanziarie dei Comuni. Sicilia, Calabria e Campania occupano quasi 2 terzi del totale dei procedimenti del Paese, con il 63,6% delle procedure complessive e una quota ancora più elevata dei dissesti dichiarati. «Sicilia, Calabria e Campania – scrivono gli autori del report presentato in Parlamento il 2 ottobre – raccolgono il 63,6% delle procedure nel complesso attivate e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni. Nello specifico, in Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41% e in Campania il 39%. Nei territori più colpiti le crisi non possono essere ricondotte solo alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali che interessano l’intero sistema multilivello, con una forte eterogeneità degli interventi regionali, tra sostegno finanziario, assistenza tecnica, fondi di prevenzione e sistemi autonomi di monitoraggio. Il terzo aspetto di criticità attiene, infine, alla necessità di differenziare gli interventi. Per i 269 piccoli Comuni in crisi con meno di 5.000 abitanti appare prioritario un affiancamento tecnico tempestivo, mentre per i 47 enti con più di 30.000 abitanti occorrono strumenti più strutturati per affrontare la maggiore complessità organizzativa e gestionale». «L’obiettivo – si legge nella relazione – è passare dalla gestione tardiva della crisi a una politica di prevenzione e risanamento, fondata su tempestività, proporzionalità, affiancamento e responsabilità condivisa».