Ci sono quasi 20 milioni di animali negli allevamenti piemontesi; 1,5 milioni di bovini e 3,9 milioni di suini soltanto in Lombardia, insieme a circa 26 milioni di avicoli. In Liguria il modello è diverso: aziende più piccole, produzioni spesso stagionali, pascoli e allevamenti che rappresentano anche un presidio contro l’abbandono delle aree interne.
La fotografia del Nordovest restituisce quindi un mondo zootecnico molto diversificato. Ma mette anche in evidenza una trasformazione comune: in Italia diminuisce il numero degli allevamenti e dei capi di alcune specie, mentre aumenta la produttività degli animali e cresce la dimensione media delle aziende. I dati Istat sulle produzioni agricole e zootecniche 2025 confermano il cambiamento. Tra il 2006 e il 2025 i bovini italiani sono diminuiti del 12,2%, i suini del 15,6% e gli ovini del 28,1%. I bovini sono passati da 6,1 a 5,4 milioni di capi. Nel frattempo, però, la produzione nazionale di latte è cresciuta del 27,2% tra il 2006 e il 2024, arrivando a 138,4 milioni di quintali.
Lombardia, la locomotiva
Se c’è una regione nella quale il peso dell’allevamento è particolarmente evidente, è la Lombardia. Secondo Greenpeace, sulla base dei dati dell’Anagrafe zootecnica, nella regione si concentra il 48% dei suini italiani, pari a circa 3,9 milioni di capi, il 26% dei bovini, circa 1,5 milioni, e il 17% degli avicoli, circa 26 milioni di animali. Complessivamente, soltanto bovini e suini arrivano quindi a quasi 5,5 milioni di capi. La densità è particolarmente elevata nella pianura. Greenpeace stima circa 230 bovini e suini per chilometro quadrato, equivalenti a circa un animale ogni 1,8 abitanti. Una concentrazione che rende inevitabile il confronto tra capacità produttiva e capacità del territorio di assorbire reflui e sostanze azotate. Anche i dati regionali raccontano una struttura in trasformazione. Nel 2024 risultavano 11.455 allevamenti bovini, di cui 4.961 da latte e 6.494 da carne o misti. Gli allevamenti suinicoli erano 2.415. I bovini ammontavano a 1.509.028 capi, mentre i suini erano 3.843.110. La tendenza è però quella di una progressiva concentrazione. Tra il 2022 e il 2024 gli allevamenti bovini sono scesi da 12.284 a 11.455, quelli da latte da 5.137 a 4.961 e quelli suinicoli da 2.669 a 2.415. Anche i suini sono diminuiti, passando da oltre 4,27 milioni nel 2022 a 3,84 milioni nel 2024. Allo stesso tempo, la produttività aumenta. Nel 2024 una vacca da latte lombarda produceva mediamente 10.705 chilogrammi di latte all’anno, contro i 10.596 del 2022. La consistenza media degli allevamenti bovini è salita da 125,2 a 131,7 capi nello stesso periodo; per quelli da latte è passata da 218 a 228,6 capi. Nel 2024 le produzioni zootecniche rappresentavano il 63,1% del valore della produzione agricola e forestale regionale, in aumento rispetto al 60,6%. Il valore della produzione di latte è cresciuto del 10,6% rispetto all’anno precedente, sostenuto sia dai prezzi sia da un aumento quantitativo del 2,3%.
Il problema nitrati
E’ proprio qui che si concentra una delle principali contestazioni ambientaliste. Secondo Greenpeace, il 40% dei Comuni lombardi situati in zone vulnerabili ai nitrati supera i limiti di azoto di origine zootecnica. L’indagine individua le situazioni più rilevanti nelle aree agricole di pianura delle province di Brescia, Cremona, Bergamo e Mantova, rispettivamente con il 36%, 26%, 17% e 12% dei casi indicati nell’analisi. In un aggiornamento dell’indagine, Greenpeace parla di 165 Comuni lombardi nei quali suolo e acqua sarebbero interessati da livelli di azoto superiori ai limiti consentiti; in alcuni casi, secondo l’organizzazione, gli sforamenti arriverebbero a valori tripli o quadrupli rispetto alla soglia.
Il Piemonte
Se la Lombardia è la grande concentrazione della pianura, il Piemonte presenta un sistema più articolato. Secondo la Regione Piemonte, la superficie agricola utilizzata raggiunge 903.392 ettari, pari al 35,6% dell’intero territorio regionale. Le aziende agricole sono 42.367, con una dimensione media di circa 21 ettari. Nel 2023 il valore della produzione agricola regionale sfiorava i 4,5 miliardi di euro e la zootecnia rappresentava il 42,6% del valore complessivo. La componente più importante è la carne bovina, che da sola vale il 12,7% del valore dell’intero settore agricolo piemontese. Seguono il comparto lattiero-caseario, con il 10,8%, quello suinicolo, con il 7,4%, e l’avicolo, che raggiunge l’8,1% considerando pollame e uova. I numeri degli allevamenti sono significativi: risultano censiti 10.834 allevamenti bovini, dei quali ben 8.874, l’81%, specializzati nelle razze da carne. Gli allevamenti di vacche da latte sono invece 1.325 e hanno mediamente dimensioni maggiori. A questi si aggiungono circa 1.160 aziende suinicole e 1.060 aziende avicole. La distribuzione sul territorio non è uniforme. La pianura torinese e cuneese concentra le attività più intensive; nelle zone collinari e della bassa montagna è invece più diffuso l’allevamento estensivo. Nel 2025 i dati della Regione indicano oltre 36mila allevamenti di animali da reddito e un patrimonio zootecnico superiore a 20 milioni di animali, comprendendo bovini, suini, avicoli, conigli, ovicaprini ed equidi. I servizi veterinari delle Asl hanno effettuato 3.144 controlli sul benessere e sull’identificazione degli animali e 35.895 controlli nell’ambito della sorveglianza delle malattie infettive. Ci sono poi 2.316 controlli sul corretto utilizzo dei farmaci veterinari, 900 controlli sulla filiera del latte e 1.881 controlli sulla filiera dei mangimi.
Liguria, pochi grandi numeri
La fotografia ligure è quasi l’opposto di quella lombarda. Qui non sono le grandi concentrazioni a caratterizzare il settore, ma la presenza di aziende di dimensioni contenute, spesso collocate nell’entroterra e legate alla produzione locale. La politica regionale punta anche direttamente sul benessere animale. Per il 2026-2027 sono stati messi a disposizione 1.325.037 euro, di cui 660 mila per il 2026 e 665.037,20 per il 2027. Per le aziende dell’entroterra c’è poi un’altra questione: la convivenza con i grandi carnivori. Nel 2025 la Regione ha previsto oltre 1,86 milioni in cinque anni per prevenire i danni da predazione. Sempre nel 2025 è stato previsto 1 milione di euro per gli allevatori custodi di razze locali a rischio di estinzione genetica.
Meno capi, più produttività
Il quadro regionale deve essere letto insieme alla tendenza nazionale. Istat rileva che nel periodo 2006-2025 i bovini sono scesi da 6,1 a 5,4 milioni, mentre i suini sono diminuiti del 15,6% e gli ovini del 28,1%. Ma la produzione di latte è aumentata di oltre un quarto. Cambiano anche i consumi e le convenienze economiche. Le macellazioni di bovini e bufalini sono diminuite del 40,9% in termini di peso morto dal 2006 al 2025, mentre quelle avicole sono aumentate del 56,8%. Per polli e galline l’incremento del peso morto è arrivato all’89,4%.
Il mais e la dipendenza dai mangimi
C’è infine un altro numero che aiuta a capire la trasformazione: quello del mais.Tra il 2006 e il 2025 la superficie italiana coltivata a mais si è ridotta del 51,2%. Nel 2025 le importazioni hanno raggiunto circa 70 milioni di quintali, contro una produzione nazionale inferiore a 55 milioni. E’ un dato che riguarda direttamente anche il sistema zootecnico del Nordovest. La stalla non è più un elemento isolato: è collegata ai mercati dei cereali, ai costi dell’energia e dei trasporti, alle importazioni e alla gestione dei reflui.