Migliorano le aspettative delle imprese piemontesi, ma il recupero resta fragile e condizionato dai costi. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, realizzata a settembre su circa 1.200 imprese. Il saldo tra ottimisti e pessimisti sale a +10,7% per l’occupazione (+4,4 punti), +6,7% per la produzione (+4,4) e +5,5% per gli ordini (+3,9). Ancora negativi, ma in recupero, export (-1,5%) e redditività (-6,1%).Il traino arriva dal terziario, con produzione a +16% e ordini a +15,7%. L’industria torna positiva sulla produzione, a +2,3% dal -1,5% precedente, ma resta negativa sui margini (-10,7%). La propensione a investire sale al 74,8% (+1,2 punti), mentre l’utilizzo di impianti e risorse resta al 77,6%. Scende lievemente il ricorso alla CIG, al 7,5% delle imprese (-0,5 punti), ma arriva al 10% nel manifatturiero. Il principale elemento di rischio è il costo dei fattori produttivi. Il 77% delle aziende prevede aumenti significativi dell’energia, 20 punti in più rispetto al trimestre precedente; nell’industria la quota raggiunge l’80%. Per le materie prime la percentuale è del 64% (+7,9 punti), mentre per logistica e trasporti arriva al 74,7% (+10,8). «Stiamo conservando produzione e occupazione in uno scenario che però non fornisce alcuna garanzia. Perché se da un lato le forniture di materie prime sono più stabili, dall’altro il costo per riceverle è salito e si riverbera su margini e costi di produzione. Nella manovra di bilancio sarà prioritario quindi garantire piena agibilità e stabilità alle soluzioni che verranno introdotte sui prezzi di energia e carburanti, così da non fermare gli investimenti e il credito delle imprese, garantendo la competitività e lo sviluppo della nostra industria», sottolinea il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto.
Resta il divario dimensionale: le imprese con oltre 50 dipendenti prevedono una produzione a +9,1%, contro il +5,6% delle più piccole. Nel manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, il saldo produttivo torna positivo a +2,3%, ma il recupero è concentrato in alcuni comparti. La metalmeccanica torna positiva per la prima volta dopo 12 trimestri: industria elettrica +20,8% (+17 punti), macchinari e apparecchi +8,8% (+6). Restano negativi automotive (-3%), metallurgia (-11,9%) e prodotti in metallo (-4,3%), penalizzati dal caro energia. Bene alimentare (+21,7%, dal +5,6%), cartario-grafico (+16,7%, dal +3,8%), gomma-plastica (+2,2%), edilizia e impiantisti (+4,6%) e tessile-abbigliamento (+4,9%, dal -9,4%). In calo chimica (-8,1%, dal pareggio) e manifatturiere varie (-5,1%). Nel terziario il miglioramento è diffuso: ICT +19,4% (+6,3 punti), servizi alle imprese +16,3% (+3,5), altri servizi +17,8% (+6,1), utility +15,8% dall’11,1%. Forte il recupero di commercio e turismo, da +1,6% a +10,8%; i trasporti restano a +12,5% nonostante i rincari di carburanti e logistica. Inflazione e tassi restano però un possibile freno ai consumi. Sul fronte della transizione sostenibile, le imprese indicano nell’instabilità geopolitica il principale rischio per la competitività, soprattutto nella manifattura e per le aziende più internazionalizzate. La risposta prioritaria è l’innovazione, mentre crescono l’interesse per la green economy e per lo sviluppo di prodotti e servizi sostenibili. Più marginali, soprattutto tra le piccole imprese, decarbonizzazione ed economia circolare. La capacità di investire resta quindi una variabile decisiva per affrontare la transizione e sostenere la competitività regionale.
Congiunturale Confindustria
Migliorano le aspettative delle imprese piemontesi, ma il recupero resta fragile e condizionato dai costi
Il saldo tra ottimisti e pessimisti sale a +10,7% per l’occupazione (+4,4 punti), +6,7% per la produzione (+4,4) e +5,5% per gli ordini (+3,9).