di Kristallia Antoniadou*
Quando l’abbronzatura svanisce, il viso non ritrova sempre un colore uniforme. Sulle guance, sulla fronte o sopra il labbro superiore restano ombre più scure, dai contorni irregolari.
Per chi convive con il melasma, la fine dell’estate può riportare la stessa domanda: perché queste macchie continuano a tornare, anche dopo averle curate?
Nel melasma i melanociti, le cellule che producono melanina, diventano particolarmente attivi. Compare soprattutto nelle donne e nelle carnagioni che si abbronzano facilmente, ma può interessare anche gli uomini. È benigno, non contagioso e non evolve in un tumore. Eppure definirlo un semplice inestetismo rischia di sottovalutarne il peso: una chiazza sul volto può accompagnare ogni sguardo allo specchio, condizionare il modo di truccarsi e far sentire meno a proprio agio nelle relazioni.
Sole, predisposizione individuale e ormoni concorrono alla sua comparsa. La gravidanza è una delle circostanze più note, da cui l’espressione “maschera gravidica”. Anche contraccettivi e terapie ormonali possono favorirlo. Ma il melasma può svilupparsi senza una gravidanza e senza alterazioni ormonali documentabili: cercare una causa unica spesso non aiuta a comprenderlo.
La ricerca ha ampliato lo sguardo oltre l’accumulo di pigmento. Nella pelle con melasma sono state osservate modificazioni dei piccoli vasi e delle strutture di sostegno, insieme a segni di danno solare. Si studia come questi cambiamenti possano contribuire a mantenere attivi i melanociti. La macchia visibile è quindi l’espressione di un equilibrio cutaneo complesso. Schiarirla può dare un buon risultato, mentre la predisposizione a produrre nuovamente pigmento può persistere. È questo uno dei motivi per cui il miglioramento richiede anche una fase di mantenimento. La luce occupa un posto centrale in questo equilibrio. Alla radiazione ultravioletta si aggiunge la luce visibile del sole, capace di favorire la pigmentazione, soprattutto nelle pelli più scure. Da qui l’utilità dei solari colorati con ossidi di ferro, che affiancano alla protezione UV una difesa aggiuntiva dalla luce visibile. È consigliabile un SPF 50+ con elevata protezione UVA, da applicare ogni giorno e rinnovare durante la permanenza all’aperto. Cappello e ombra completano il gesto. Una passeggiata, un pranzo in terrazza, il tragitto quotidiano: anche queste esposizioni meritano attenzione.
Curare il melasma richiede una strategia costruita sulla singola pelle. Le terapie locali aiutano a ridurre la produzione di melanina e a migliorare la pigmentazione. Il medico può scegliere acido azelaico, idrochinone o preparazioni combinate, stabilendo tempi e controlli. Irritazione e uso prolungato di prodotti inadatti possono compromettere il percorso; in gravidanza, inoltre, alcune sostanze, come retinoidi e idrochinone, vanno evitate. Nei casi selezionati si valuta anche l’acido tranexamico, il cui impiego per bocca richiede attenzione alle controindicazioni e al rischio trombotico.
La promessa di cancellare tutto con una seduta è seducente. Peeling e laser possono offrire un contributo, ma la scelta dipende dal tipo di pelle, dalla storia dei trattamenti e dalla risposta individuale. Una procedura troppo aggressiva può innescare infiammazione e nuova pigmentazione. Per questo l’intensità del trattamento non coincide necessariamente con la sua efficacia. Prima di intervenire occorre anche verificare la diagnosi: macchie solari e pigmentazioni successive a un’infiammazione possono assomigliare al melasma, ma richiedono valutazioni differenti.
I risultati maturano nell’arco di mesi. Una routine delicata, la protezione dalla luce e controlli nel tempo aiutano a conservarli. Le ricadute sono possibili e non significano necessariamente che la cura sia stata inutile. Spiegare fin dall’inizio questa possibilità permette di affrontarle con maggiore consapevolezza. Il successo si misura anche nella durata del miglioramento, oltre che nella riduzione delle macchie.
*specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica