L'inchiesta sull'energia nucleare

L’intervento dell’esperto in materia: «Perché sporcarsi le mani?»

Gian Piero Godio è referente dell’”Osservatorio dei cittadini sul nucleare”: «Produrremmo solo il 4% dei 7.500 miliardi di kWh che consumeremo da qui al 2050».

L’intervento dell’esperto in materia: «Perché sporcarsi le mani?»

Immagine di copertina realizzata con Intelligenza artificiale.

Gian Piero Godio è esperto di chimica, energia e informatica. E’ un ambientalista referente dell’Osservatorio dei cittadini sul nucleare, realtà nata nel Vercellese che negli anni si è espansa a tutto il Piemonte e non solo. Godio era favorevole all’apertura al nucleare, ma lavorando al Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (è stato responsabile dell’unità di automazione e di calcolo scientifico di un importante impianto di riprocessamento di combustibili nucleari) ha cambiato idea.

Gian Piero Godio
Gian Piero Godio

Partirei da un dato interessante che ho visto poco sottolineato nel dibattito che ho seguito fin qui: la quota di energia prodotta dal nucleare sarebbe, al 2050, del 10% del totale necessario al nostro Paese? In quest’ottica la questione si ridimensiona parecchio, come mai tanto accanimento allora?

«Per quanto riguarda il fabbisogno di energia elettrica da oggi al 2050, considerando anche solamente l’attuale consumo di circa 300 miliardi di kWh all’anno, servirebbero 7.500 miliardi di kWh, tutti prima del 2050. In proposito il PNIEC (il Piano del Governo per l’Energia e il Clima) prevede questa crescita del nucleare nei prossimi anni: 600 MW da realizzarsi nel 2025, per salire poi a 2.000 MW nel 2040, e a 3.500 MW nel 2045. Facendo i debiti calcoli, tutte queste centrali nucleari, anche funzionando a tappeto per 8.200 ore all’anno, produrrebbero entro il 2050 un massimo di 304 miliardi di kWh, che sono solo il 4% di quei 7.500 miliardi di kWh che, come minimo, consumeremo da qui al 2050. Sulla base, invece, della crescita dei consumi elettrici prevista nel PNIEC, l’eventuale produzione nucleare contribuirebbe per meno del 3%. Ma allora, per il 3% o il 4% fino al 2050, merita sporcarsi oggi le mani con il nucleare da fissione? Chi crede nella tecnologia nucleare potrebbe almeno attendere la fusione nucleare, prevista nel PNIEC per il 2050, la quale non è esente da problemi, da radioattività e da rischi, ma almeno si tratta di problemi e rischi diversi! Purtroppo invece il Governo, oltre al nucleare in sé, vuole scegliere quello che definirei il “modello nucleare”, cioè non la singola tecnologia, ma un sistema energetico centralizzato e a favore dei grandi interessi industriali, evitando la partecipazione dei cittadini e degli enti locali attraverso decreti d’urgenza o procedure autorizzative speciali. Infatti, la nuova legge prevede che ad autorizzare tutti i vari impianti nucleari sarà esclusivamente il Ministero MASE, ma non è neppure una novità, se pensiamo al Ponte sullo stretto, alla TAV, ai mega Data Center, ecc.».

Una delle motivazioni usate per sostenere la bontà del nucleare è il fatto che compriamo energia prodotta dal nucleare di altri Paesi a pochi km dai nostri confini. E’ vero? Quali sono i termini di grandezza di questo fenomeno?

«Oggi l’Italia fa a meno del nucleare, e ne importa per convenienza economica solo il 5% del proprio fabbisogno elettrico, anche se fior di esperti e di ministri affermano che già oggi importiamo tra il 15% e il 20% di energia elettrica da fonte nucleare… Basta guardare sulla propria bolletta elettrica».

Lei fa parte dell’Osservatorio dei cittadini sul nucleare, che storia ha questa realtà? E’ stato uno dei primi soggetti a denunciare le criticità del nucleare nel nostro Paese: cosa è cambiato da allora e perché, dopo decenni, si sostiene ancora la necessità di introdurre questo sistema di produzione energetica? Non ci sono alternative valide e, magari, migliori?

«Originariamente è stato promosso dalla associazione Pro Natura del Vercellese, ma negli anni è diventato un soggetto autonomo che interloquisce tecnicamente con le istituzioni portando le istanze dei cittadini del Piemonte e non solo. Per quanto riguarda la mia esperienza, anch’io, come tanti giovani studenti di oggi, ho creduto a suo tempo, negli anni ’70, che l’energia derivante dalla fissione nucleare potesse rappresentare il modo migliore per affrancare il mondo intero dalla schiavitù delle fonti fossili. Prima insegnavo, ma successivamente sono stato ben contento di essere assunto al Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare dove, nel giro di pochi anni, sono diventato responsabile della unità di automazione e di calcolo scientifico di un importante impianto di riprocessamento di combustibili nucleari. È proprio facendo quel lavoro che ho constatato quanto il nucleare fosse pericoloso per i lavoratori, per l’ambiente e per il suo legame con le guerre, e così mi sono sentito in dovere di fare conoscere a tutti ciò che non viene pubblicizzato, entrando a far parte attiva, già negli anni ’80, dei movimenti ecopacifisti e successivamente delle associazioni ambientaliste Pro Natura e Legambiente, delle quali faccio parte tuttora, oltre ad essere referente dell’Osservatorio dei Cittadini sul nucleare. Per quanto riguarda le alternative al nucleare, il piano governativo prevede che il nucleare, completo di tutte le centrali e gli impianti di fabbricazione, riprocessamento, stoccaggio e smaltimento, a partire dal 2050, arrivi a produrre 60 miliardi di kWh all’anno (il 10% del fabbisogno al 2050). Ebbene già nel 2025 fotovoltaico ed eolico hanno prodotto ben 44+22=66 miliardi di kWh. Per quanto riguarda la flessibilità, né il fotovoltaico, né il nucleare producono seguendo il nostro profilo orario di consumo di energia elettrica, entrambi avrebbero necessità di accumuli, il fotovoltaico di giorno, il nucleare di notte; quindi, anche da questo punto di vista, il nucleare non è certo indispensabile, basta fare il 10% in più di fotovoltaico».

Un altro argomento di discussione riguarda il cambiamento climatico: qual è la relazione tra quanto sta capitando al nostro pianeta e la costruzione di centrali nucleari? Come si condizionano i due fattori?

«Il cambiamento climatico è dovuto alle emissioni di gas climalteranti (CO2 -Anidride carbonica- e CH4 -Metano) che si originano dalla combustione delle cosiddette “Fonti fossili” (carbone, petrolio, gas) di cui siamo grandi consumatori. Si può interrompere il cambiamento climatico interrompendo l’utilizzo delle fonti fossili, e questo va fatto al più presto: fotovoltaico, eolico ed efficienza energetica sono il mezzo più rapido per farlo, mentre il nucleare – pericolosità a parte – è anche la fonte più lenta e macchinosa da avviare».

Parliamo del Nordovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria cosa cambierà nei prossimi anni in questo ambito? Quante saranno le strutture necessarie al fabbisogno energetico, e quanto riusciranno ad aiutare il sistema Paese nell’indipendenza energetica?

«Fotovoltaico in Piemonte e in Lombardia, fotovoltaico ed eolico in Liguria sono in grado di fornire il fabbisogno di energia elettrica necessario per arrivare al 2050 senza più utilizzare né petrolio né gas: per questo servirà occupare una porzione del nostro territorio pari a circa il 2%, a partire dalle superfici già coperte e dalle aree già compromesse, pianificando gli interventi e non lasciandoli scegliere dalla speculazione. Per quanto riguarda l’indipendenza energetica credo che il nucleare sia la fonte meno qualificata per ottenerla: in Italia abbiamo il sole, non abbiamo l’uranio, e quindi dove prendere il combustibile per il nucleare, e dove sistemare le ceneri, radioattive per millenni, in un Paese così densamente popolato come il nostro?».