L'inchiesta sull'energia nucleare

La storia dell’atomo in Italia, tra sviluppo e referendum

Le prime centrali degli anni Sessanta e il dibattito decisivo dopo l’incidente di Chernobyl del 1986.

La storia dell’atomo in Italia, tra sviluppo e referendum

La storia dell’energia nucleare in Italia può essere divisa in tre fasi: sviluppo del programma nucleare, abbandono dopo i referendum e recente ritorno del nucleare nel dibattito energetico. Tra gli anni Sessanta e Settanta l’Italia investì nella produzione di energia atomica. Entrarono in funzione quattro centrali: Trino, in provincia di Vercelli, Caorso, in provincia di Piacenza, Latina e Garigliano, vicino a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Nel 1986 la produzione nucleare raggiunse il suo massimo.
Un passaggio decisivo avvenne dopo l’incidente di Chernobyl del 1986. Nel 1987 si svolsero tre referendum abrogativi riguardanti la normativa sul nucleare. Il quorum fu raggiunto e prevalse il Sì, con percentuali comprese tra il 71% e l’80%. L’esito rese più difficile proseguire gli investimenti nel settore e portò progressivamente alla chiusura degli impianti. Nel 1990 anche le centrali ancora operative, tra cui Caorso e Trino, furono fermate. Per oltre vent’anni l’Italia rimase quindi fuori dalla produzione di energia nucleare. Nel 2008, però, il governo Berlusconi inserì nuovamente il nucleare nella strategia energetica nazionale, avviando un progetto per un suo ritorno. Il percorso fu interrotto nel 2011, anche a seguito dell’incidente di Fukushima in Giappone. Un nuovo referendum abrogativo raggiunse il quorum e il Sì ottenne circa il 94% dei voti, cancellando le norme che consentivano il ritorno al nucleare. Negli anni successivi il tema è tornato al centro della politica energetica. Nel 2023 sono stati annunciati programmi di ricerca sulle tecnologie nucleari avanzate e nel 2025 il Governo ha presentato un disegno di legge per creare un nuovo quadro normativo. La procedura si è conclusa nel 2026 con l’approvazione della legge n. 169 del 29 settembre. Questo passaggio non significa la riapertura delle vecchie centrali: gli impianti storici sono ancora interessati dalle attività di smantellamento e decommissioning. La nuova normativa riguarda invece la possibilità di sviluppare nuove tecnologie nucleari, la ricerca, la sicurezza e la gestione dei rifiuti radioattivi.