L'inchiesta sull'energia nucleare

Gli italiani sono pronti a tutto pur di risparmiare

La metà del campione intervistato è disponibile a riaprire anche al gas russo; e addirittura al carbone.

Gli italiani sono pronti a tutto pur di risparmiare

Nucleare, gas russo e persino il carbone. A tanto sono disposte le famiglie italiane, secondo un report del Censis sul tema, pur di fermare il saliscendi dei prezzi delle bollette che si è verificato negli ultimi mesi. L’immagine restituita dal sondaggio di Censis Confcooperative è molto netta: più di una famiglia su due (il 54,5%) è favorevole al nucleare di ultima generazione. E la metà del campione di famiglie intervistate riaprirebbe le porte di casa al gas russo, pur di risparmiare. In linea di massima l’ambiente rimane un valore (per 8 famiglie su 10), ma quando si tocca il portafoglio (e dopo molti mesi in cui i prezzi dell’energia sembrano essere sulle montagne russe) passa in secondo piano anche quello, tanto che molti tornerebbero anche al carbone.

Il paradosso

La stragrande maggioranza vuole accelerare sulle energie rinnovabili accantonando il nucleare (82,2%), ma più della metà del campione – rappresentativo della società italiana – apre comunque a investimenti nelle centrali nucleari di nuova generazione. Il 49,7% delle 1.000 persone intervistate dal Censis si è detto pronto anche a riaprire i rubinetti del gas russo. La quota di favorevoli al nucleare di ultima generazione è maggiore nelle famiglie con il reddito più elevato (60,9% tra i più abbienti contro il 51,2% dei redditi più bassi). Le altre scelte invece (gas russo e carbone) sono più frequenti tra le famiglie con reddito più basso. «Il campanello d’allarme – scrivono gli autori del focus Censis – suona forte per chi si aspetta un rincaro (78,5%). Tra questi, quasi 9 famiglie su 10 (87,9%) temono un aggravio fino a 100 euro al mese, con oltre la metà (51%) che si colloca già nella fascia 50-100 euro. Un salasso che non guarda in faccia nessuno, ma che morde soprattutto chi ha meno: tra le famiglie a basso reddito il 10,3% teme rincari mensili fino a 200 euro, quasi il doppio rispetto al 6,1% delle famiglie più abbienti. La crisi energetica, insomma, non è un problema “democratico”: è una tassa occulta che pesa il doppio su chi ha meno».

Un ambientalismo a targhe alterne

Il 77,1% delle famiglie intervistate crede nell’importanza di un mix equilibrato tra fonti rinnovabili e tradizionali, e il 65,4% si dichiara pronto a pagare qualcosa di più pur di rafforzare l’autonomia energetica nazionale. Però rimane molto alta la percentuale di chi invece preferisce bollette più basse, con sacrificio degli investimenti ambientali. Solo il 27,2% del campione si è detto disposto a pagare di più per finanziare la transizione. «Un ambientalismo a targhe alterne – si legge nel focus – tra chi ha di più il 36,6% accetta di pagare per l’ambiente, contro appena il 22,3% di chi ha di meno: 14 punti percentuali che separano due Italie, quella che può permettersi di pensare al futuro e quella costretta a guardare solo al mese prossimo».

«Sull’energia – conclude il focus – gli italiani scelgono il portafoglio, e per difenderlo sono pronti a tenere tutte le porte aperte insieme: rinnovabili, nucleare, persino il gas russo e il carbone. È un pragmatismo difensivo che nasce dalla paura di restare senza energia e senza soldi in tasca al tempo stesso. Così come è un segnale politico chiarissimo: la transizione ecologica regge finché resta un principio, vacilla nel momento in cui diventa una voce in più sulla bolletta. Ed è proprio per questo che le famiglie guardano all’Europa come all’unico soggetto in grado di ricomporre un equilibrio che l’Italia e i singoli paesi da soli non riescono più a garantire».