La montagna piemontese non è più quella di qualche decennio fa. Il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale: entra nei rifugi, modifica il lavoro delle guide, accorcia la stagione dello sci e cambia il modo in cui i turisti frequentano le valli. A dirlo sono gli stessi professionisti che ogni giorno vivono e lavorano in quota. Oltre due terzi degli operatori intervistati dichiarano di aver già subito conseguenze dirette legate alle condizioni meteorologiche e alla riduzione della stagione invernale. E’ uno dei dati più significativi della ricerca «Professioni di montagna e cambiamenti climatici: percezione, impatti, aspettative», realizzata da AstraRicerche nell’ambito del progetto europeo ProAlp, promosso dalla Regione Piemonte attraverso il Programma Interreg France-Italia Alcotra 2021-2027. Lo studio, curato da Cosimo Finzi, ha coinvolto 821 operatori piemontesi: maestri di sci, guide alpine, accompagnatori di media montagna, guide cicloturistiche e gestori di rifugi. I numeri raccontano un settore già alle prese con una trasformazione concreta. Tra i problemi più evidenti ci sono la scarsità di neve alle quote più basse, l’instabilità dei versanti rocciosi provocata dallo scioglimento del permafrost e le difficoltà di approvvigionamento idrico ed energetico per le strutture in quota durante i periodi di siccità. Ma il clima che cambia non significa soltanto perdere. In alcune attività si aprono nuove possibilità. Le stagioni estiva e autunnale dedicate all’escursionismo e alla mountain bike si sono infatti allungate di quasi due mesi. E la montagna può diventare una destinazione sempre più ricercata nei periodi caldi, anche da chi cerca temperature più fresche. E’ una trasformazione che, però, porta con sé un’altra emergenza: la sicurezza. L’aumento dei visitatori meno esperti rende ancora più importante conoscere le condizioni dei sentieri e dei percorsi. In un territorio che cambia rapidamente, il ruolo dei professionisti locali diventa quindi centrale: sono loro a conoscere il territorio, a intercettarne i rischi e a fornire indicazioni aggiornate a chi lo percorre. Il tema è stato al centro dell’incontro “La montagna cambia volto”, organizzato il 29 settembre, dove si sono riuniti il comitato di pilotaggio del progetto ProAlp e gli operatori del settore. «Abbiamo voluto mettere al centro del dibattito il tema dei cambiamenti climatici», ha spiegato Marco Gallo, assessore della Regione Piemonte allo Sviluppo e alla Promozione della Montagna, sottolineando come la trasformazione climatica incida direttamente sulle terre alte e sul lavoro di chi vive e opera in quota. Una priorità per la Regione, che nel 2025 ha istituito l’Osservatorio sui Cambiamenti Climatici, dedicando una specifica attenzione alla montagna. Nonostante le difficoltà, dalla ricerca emerge un dato importante: gli operatori non sembrano intenzionati ad abbandonare le valli piemontesi. Al contrario, emerge una forte disponibilità ad adattarsi e a diversificare le attività. Alla base c’è un profondo legame con la montagna, ma anche la ricerca di una qualità della vita che continua a rappresentare un elemento decisivo nella scelta di restare. Il futuro passa allora dalla capacità di cambiare modello. Secondo la ricerca, tra le leve principali ci sono una maggiore collaborazione tra gli operatori, il rafforzamento del marketing territoriale, servizi più efficienti e un’offerta turistica integrata, capace di distribuire presenze e opportunità economiche lungo tutto l’anno. E’ proprio su questa transizione che punta ProAlp. Dalla primavera del 2027 saranno disponibili nuovi strumenti per accompagnare i professionisti: un simulatore digitale per valutare gli scenari futuri delle attività alle diverse altitudini, moduli formativi e un percorso di tutoraggio individuale curato da Formont. Quaranta professionisti piemontesi saranno accompagnati nello sviluppo di nuove opportunità lavorative. La partita, dunque, è già cominciata. Mentre la neve arretra e le stagioni si spostano, la montagna è chiamata a reinventarsi. Non soltanto per affrontare i rischi del cambiamento climatico, ma per costruire un’economia capace di adattarsi alle nuove condizioni e continuare a offrire lavoro e futuro a chi ha scelto di vivere in quota.
La ricerca
Il clima riscrive il lavoro sulle Alpi
Stagioni invernali più brevi ma anche due mesi in più per escursionismo e mountain bike.