I suggerimenti di Vassiliki Tziveli*

Ogni bambino ha i suoi tempi di crescita

*mental coach e giornalista.

Ogni bambino ha i suoi tempi di crescita

di Vassiliki Tziveli*

C’è chi legge già, chi è più bravo nello sport, chi prende voti migliori, chi è più sicuro di sé. Il confronto tra bambini è sempre esistito, ma oggi sembra essere diventato una costante. Scuola, sport, attività extrascolastiche e perfino i social alimentano una corsa continua in cui ogni traguardo viene inevitabilmente paragonato a quello di qualcun altro. Il rischio è che anche gli adulti finiscano per guardare i propri figli attraverso il filtro del confronto. Frasi come «Guarda tuo cugino», «La tua compagna ci riesce», oppure «Alla tua età lui già…» possono sembrare innocue o addirittura motivanti, ma in realtà, spesso, producono l’effetto opposto. Il bambino non si sente incoraggiato a migliorare, ma percepisce di non essere abbastanza.

Ogni bambino ha tempi di crescita, talenti e fragilità differenti. C’è chi sviluppa prima la sicurezza, chi la creatività, chi la capacità di relazionarsi e chi quella di affrontare le difficoltà. Pretendere che tutti seguano lo stesso percorso significa ignorare la loro unicità. Il confronto continuo può avere conseguenze profonde sull’autostima. Quando un bambino cresce pensando di essere costantemente “meno” di qualcun altro, rischia di convincersi che il proprio valore dipenda dai risultati o dal confronto con gli altri. Così ogni errore diventa un fallimento e ogni successo sembra non essere mai abbastanza.

Anche i genitori, spesso in buona fede, possono cadere in questa trappola. Il desiderio di offrire il meglio ai propri figli porta talvolta a osservare ciò che fanno gli altri bambini invece di riconoscere i piccoli progressi del proprio. La crescita, però, non è una gara e non esiste una classifica dell’infanzia.

Educare significa aiutare un bambino a diventare la migliore versione di sé, non la copia di qualcun altro. Il vero confronto dovrebbe essere con il percorso già compiuto: imparare a fare oggi qualcosa che ieri sembrava impossibile, affrontare una paura, acquisire una nuova autonomia, gestire meglio un’emozione. Sono questi i progressi che costruiscono fiducia e consapevolezza e anche gli adulti hanno una grande responsabilità nel linguaggio che utilizzano. Sostituire il paragone con il riconoscimento cambia profondamente il messaggio. Un bambino che si sente visto per il suo impegno, e non soltanto per il risultato, sviluppa una motivazione più solida e una maggiore capacità di affrontare le difficoltà.

Crescere non significa arrivare prima degli altri, ma imparare a conoscere le proprie risorse, valorizzarle e metterle a frutto. Ogni bambino possiede qualità che meritano di essere coltivate, anche quando non sono immediatamente visibili. Il confronto può essere utile solo quando diventa fonte di ispirazione e non di competizione. Ogni bambino ha una storia diversa, un ritmo diverso e un potenziale tutto suo e il compito degli adulti non è accelerare quel percorso, ma accompagnarlo con fiducia, rispetto e incoraggiamento. In fondo, il successo più importante non è avere un figlio migliore degli altri, ma un bambino che cresca sentendosi, capace e amato per ciò che è.

*mental coach e giornalista