di Paolo Vincenzo Marcello
Il conto alla rovescia è già cominciato. Il 26 ottobre, al London Palladium Theatre, verrà assegnato il Pallone d’Oro 2026 e mai come quest’anno il confronto sembra concentrarsi su due modi diversi di intendere il calcio. Da una parte Kylian Mbappé, dall’altra Lamine Yamal: il francese porta in dote numeri individuali impressionanti, lo spagnolo un palmarès che comprende Liga e Mondiale. In mezzo, una domanda destinata ad alimentare il dibattito fino alla cerimonia: cosa deve pesare di più nella scelta del miglior giocatore dell’anno?
Mbappé ha costruito la propria candidatura soprattutto sui gol. È stato capocannoniere della Liga, della Champions League e del Mondiale, un triplete statistico che rappresenta uno degli argomenti più forti a disposizione dell’attaccante del Real Madrid. Il francese ha inoltre rivendicato pubblicamente la propria candidatura, sostenendo che nessuno abbia avuto un rendimento individuale superiore al suo nella stagione appena conclusa. Il punto debole del suo dossier, invece, è l’assenza di grandi trofei con il club.
Yamal risponde con un argomento differente: i trofei e il modo di giocare. Il Barcellona ha conquistato nuovamente la Liga e la Spagna si è laureata campione del mondo. A soli 19 anni, il talento catalano è stato nuovamente inserito tra i candidati dopo il secondo posto ottenuto nel 2025 alle spalle di Ousmane Dembélé. E questa volta Yamal non nasconde più le proprie ambizioni.
Il 14 settembre è stato molto chiaro: «Quest’anno lo merito per quello che ho vinto». Yamal ha indicato proprio Mbappé come il principale rivale, definendo il francese, insieme a se stesso, uno dei due migliori giocatori al mondo. Pochi giorni prima aveva usato toni più prudenti, spiegando di non voler «supplicare» nessuno per ottenere voti. Una posizione che, però, non lasciava dubbi sulla consapevolezza di avere una candidatura forte.
Poi è arrivata una nuova stoccata. Nell’intervista a L’Équipe, Yamal ha sostenuto che il Pallone d’Oro non dovrebbe essere una semplice gara a chi segna di più. Per lui il premio deve riconoscere anche il giocatore «diverso», quello che dà spettacolo e per il quale vale la pena guardare una partita. Ha citato Messi e Ronaldinho come esempi di questa idea di calcio. Una concezione che si contrappone inevitabilmente alla tesi di Mbappé e trasforma la corsa al premio anche in una sfida di filosofia calcistica.
Alle loro spalle non mancano però candidature pesanti. Harry Kane arriva da una stagione straordinaria con il Bayern Monaco e dall’esperienza al Mondiale con l’Inghilterra. Lionel Messi, otto volte vincitore, è ancora nella lista dei trenta dopo una stagione importante con l’Inter Miami e un Mondiale chiuso con l’Argentina in finale. C’è poi Dembélé, il vincitore del 2025, oltre a giocatori come Erling Haaland, Jude Bellingham, Vinícius Júnior, Rodri e Vitinha.
Il quadro è quello di una corsa nella quale gli argomenti si sovrappongono senza coincidere. Mbappé può presentare una stagione dominata dai numeri offensivi; Yamal può mettere sul tavolo Liga, Mondiale e una candidatura costruita anche sulla qualità del gioco. Kane ha statistiche e rendimento, Messi la continuità di una carriera irripetibile, Dembélé il peso di essere il campione uscente.
La parola passerà ai votanti. A Londra, il 26 ottobre, uno di questi percorsi diventerà il Pallone d’Oro. Fino ad allora, la sfida più affascinante resta quella tra due idee di grandezza: Mbappé e la forza dei numeri, Yamal e il calcio come spettacolo.