Più energia dal sole, autobus più moderni, nuove infrastrutture per la mobilità e una crescente attenzione al verde urbano. Ma anche polveri sottili ancora troppo elevate, consumi energetici importanti e una gestione dei rifiuti che, pur migliorando, non ha ancora raggiunto ovunque gli obiettivi fissati. E’ questa, in sintesi, la fotografia che emerge per il Nordovest dal rapporto «Ambiente urbano – Anno 2024» dell’Istat, con particolare attenzione ai Comuni capoluogo. Per Lombardia, Piemonte e Liguria il quadro è fatto dunque di luci e ombre. Le tre regioni condividono alcune delle principali sfide ambientali delle città settentrionali, ma presentano anche situazioni molto diverse tra loro.
Lombardia, il nodo dell’aria
E’ soprattutto la Lombardia a concentrare le situazioni più critiche sul fronte delle polveri sottili. Nel rapporto Istat vengono indicate esplicitamente Monza, Brescia, Lodi e Cremona tra le città con le concentrazioni più elevate: in questi capoluoghi il PM2,5 supera i 20 microgrammi per metro cubo e il PM10 i 30 microgrammi. Anche Milano continua a fare i conti con l’inquinamento atmosferico. Nel 2024 il capoluogo lombardo ha però registrato un miglioramento per il biossido di azoto: la concentrazione media è scesa da 44 a 39 µg/m³, tornando così sotto il limite di legge di 40. Resta invece significativa la pressione dell’ozono: Milano ha registrato 60 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine nel 2024, uno dei dati più elevati nel bacino padano. Sul fronte energetico arrivano però segnali positivi. Il fotovoltaico continua a crescere nei capoluoghi italiani e il Nordovest è protagonista della diffusione del teleriscaldamento: il 76,7% del calore prodotto nei capoluoghi italiani proviene dalle città del Nordovest. Brescia, inoltre, presenta una capacità di teleriscaldamento che, secondo la stima riportata dall’Istat, potrebbe servire oltre l’80% dei residenti.
Piemonte, Torino oltre il limite per l’NO2 ma Verbania eccelle nel verde
In Piemonte il contrasto è altrettanto evidente. Torino resta una delle grandi città italiane nelle quali il biossido di azoto supera il limite di legge: nel 2024 la concentrazione media è stata di 42 µg/m³. Ma la regione può vantare anche un dato di segno opposto. Verbania è infatti tra i capoluoghi italiani con la maggiore disponibilità di verde: supera i 100 metri quadrati di aree verdi per abitante, insieme a Sondrio e ad alcune città del Nordest. Torino si distingue inoltre per la presenza del teleriscaldamento: il rapporto stima che la capacità della rete potrebbe servire oltre il 40% dei residenti, mentre la città figura tra i capoluoghi metropolitani con una rete di trasporto rapido di massa particolarmente sviluppata. La rete tranviaria arriva infatti a 64,6 chilometri per 100 km² di superficie urbanizzata.
Liguria, qualità dell’aria e verde urbano le sfide più evidenti
In Liguria il quadro cambia ancora. Genova, città metropolitana affacciata sul mare e con caratteristiche territoriali molto diverse da quelle della pianura padana, registra comunque un dato critico per l’NO2: 48 µg/m³ nel 2024, il valore più alto tra le città del Nordovest considerate nel grafico dell’Istat e superiore al limite di legge. Un’altra criticità riguarda il trasporto pubblico. Nel 2024 la quota di autobus a basse emissioni nei capoluoghi italiani è salita complessivamente al 48,4%, ma il rapporto segnala Genova tra le città metropolitane con valori molto inferiori alla media. Nel Nordovest, nel complesso, la quota di autobus a basse emissioni si ferma al 42,5%. Anche il verde racconta una Liguria non uniforme. Imperia e Savona sono tra i capoluoghi italiani che nel 2024 non raggiungono lo standard minimo di legge di 9 metri quadrati di verde urbano per abitante.
Più biciclette, più fotovoltaico, più infrastrutture
Al di là delle differenze regionali, c’è però una tendenza comune: le città stanno aumentando gli investimenti nella transizione ambientale. Nel 2024 la rete ciclabile dei capoluoghi italiani ha superato i 6mila chilometri, con una crescita del 5,6% in un solo anno. Il Nord rimane nettamente più attrezzato rispetto al resto del Paese, con una densità di 74 chilometri di piste ciclabili ogni 100 km². Milano rappresenta uno dei casi più avanzati per la mobilità condivisa: nel 2024 disponeva di 106,9 biciclette in bike sharing ogni 10 mila abitanti, seconda soltanto a Firenze, e di 23,5 veicoli di car sharing ogni 10 mila abitanti, il valore massimo tra le città considerate. Anche il fotovoltaico segna un nuovo record. Nei capoluoghi italiani gli impianti sono aumentati del 22,2%, la potenza installata del 19,8% e la produzione netta del 16,1%. Ancora più forte la crescita dell’autoconsumo, salita del 43,4%.
Rifiuti: la raccolta differenziata cresce, ma la produzione torna a salire
C’è infine il capitolo dei rifiuti. Nel 2024 nei capoluoghi italiani la produzione è tornata ad aumentare, raggiungendo 546,2 chilogrammi per abitante, 12,6 in più rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata è però salita al 58,4%, con un incremento di 1,5 punti percentuali. Il messaggio che arriva da Lombardia, Piemonte e Liguria è quindi duplice. La transizione ambientale è in corso e produce risultati concreti, soprattutto nelle energie rinnovabili, nella mobilità condivisa, nelle infrastrutture ciclabili e nell’efficienza energetica. Ma la qualità dell’aria resta la grande emergenza del Nordovest, in particolare nelle aree maggiormente urbanizzate e nel bacino padano.Per le amministrazioni locali, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi segnali positivi in un miglioramento percepibile nella vita quotidiana: meno emissioni, meno traffico, più verde accessibile e servizi urbani più efficienti. Una partita che, per le città del Nordovest, è tutt’altro che conclusa.