Lo studio

Smart city: bene Milano e Genova ma non esiste la città perfetta

La Rome Business School ha pubblicato un report con l’analisi dei 20 capoluoghi: presentati diversi modelli di sviluppo.

Smart city: bene Milano e Genova ma non esiste la città perfetta

Si chiama Smart City Index, ed è un indicatore valutato dalla Rome Business School per definire non solo le città in cui si vive meglio, ma quelle in cui si combinano innovazione tecnologica, capitale umano, infrastrutture, sostenibilità ambientale e qualità istituzionale per migliorare la competitività economica, l’efficienza dei servizi urbani e la qualità della vita dei cittadini. L’analisi ha preso in esame i 20 capoluoghi di regione italiani, e già in questo primo livello di studio ci sono delle sorprese: quello che ci si sarebbe potuto aspettare non è infatti sempre vero. L’indagine ha preso in esame 6 dimensioni precise, per procedere al confronto: sono Economy, Governance, Mobility, Environment, People e Living. «Le città italiane – spiegano gli autori del report – non si distribuiscono lungo una traiettoria lineare, nella quale le maggiori aree metropolitane occupano automaticamente le posizioni più elevate. Al contrario, il ranking restituisce una geografia più articolata: alcune città piccole e medie ottengono risultati migliori delle grandi metropoli, mentre le città economicamente più forti risultano penalizzate quando la maggiore densità urbana si accompagna a congestione, costo dell’abitare, inquinamento o minore accessibilità».

Le elaborazioni dell’istituto romano sui dati forniti da Eurostat riportano una classifica composita: al primo posto con 52,7 punti (su scala 100) si trova la cittadina di Trento. Seguono Aosta, con 51 punti, e Bologna, con 47,5 punti. «La parte alta della classifica è quindi occupata da città di dimensione contenuta o intermedia, che non primeggiano per dimensione economica assoluta, ma mostrano un profilo più equilibrato tra condizioni ambientali, capitale umano, qualità della vita e funzionamento dei servizi», commentano da Roma.

Nella fascia immediatamente successiva si trovano Trieste, L’Aquila, Perugia, Genova e Milano, con punteggi compresi tra 43 e 47 punti. Si tratta di città molto diverse tra loro, ma accomunate da un posizionamento intermedio-alto nel campione nazionale. Per trovare il terzo capoluogo del Nordovest, Torino, è necessario scorrere ancora un pochino l’elenco. Dopo Ancona e prima di Venezia (a solo una posizione da Milano) si trova il capoluogo piemontese, con un totale che sfiora i 40 punti.

Anche in questa ricerca è evidente il divario Nord Sud

Le città del Mezzogiorno si trovano tutte nella seconda parte della classifica e nelle posizioni finali. «Nei principali poli urbani meridionali la smartness resta ancora frenata dalla difficoltà di trasformare dimensione urbana, patrimonio culturale e potenziale demografico in servizi, accessibilità e benessere diffuso. Analizzando le sei dimensioni, equamente pesate nell’indicatore complessivo, si riscontra una forte eterogeneità a livello dimensionale», commentano dalla Rome Business School.

Non esiste la città perfetta, ma diversi modelli di sviluppo

Milano rimane il principale polo economico nazionale, ma è ben lontana dall’essere perfetta. Così come Bologna spicca per il suo particolare equilibrio tra lavoro, servizi e qualità della vita. L’analisi del report della Rome Business School mostra come siano diversi i modelli di sviluppo dei centri urbani, rendendo difficile l’individuazione di una città perfetta in termini assoluti. «In prospettiva, la sfida per le città italiane sarà quella di trasformare la crescita economica in benessere diffuso, rafforzando la capacità di attrarre talenti senza compromettere accessibilità, inclusione sociale e sostenibilità. In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescente mobilità internazionale dei lavoratori qualificati e dalla competizione globale tra territori, la qualità della vita rappresenterà sempre più un fattore strategico di sviluppo. Le città che sapranno integrare innovazione, capitale umano, servizi efficienti e sostenibilità saranno quelle maggiormente in grado di generare crescita economica duratura, consolidando il proprio ruolo all’interno della nuova geografia della competitività europea».