Primo trimestre 2026

Vino italiano, export in frenata ma il Piemonte va controcorrente

Con 255,2 milioni di euro il Piemonte supera la Toscana; Lombardia stabile, la Liguria con i suoi prodotti sta acquisendo valore.

Vino italiano, export in frenata ma il Piemonte va controcorrente

Il vino italiano apre il 2026 con un bilancio ancora difficile sui mercati internazionali, ma con una geografia dell’export che racconta storie molto diverse da regione a regione. Nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni hanno raggiunto 1,7 miliardi di euro, con una contrazione dell’8,2% rispetto al primo trimestre 2025. Un risultato negativo, ma meno pesante rispetto alla caduta registrata nei primi mesi dell’anno: i dati Istat analizzati da WineNews evidenziano infatti un progressivo recupero nel corso del trimestre. La fotografia più interessante arriva però dalla graduatoria regionale. Se il Veneto resta saldamente al 1º posto, con 621,4 milioni di vino esportato, pur perdendo il 9,7%, la sorpresa è il Piemonte, che raggiunge 255,2 milioni (+0,5%), consolidando il 2º posto davanti alla Toscana, ferma a 251,6 milioni (-8,3%). Le tre regioni concentrano 1,1 miliardi: il 66% dell’export italiano.

Piemonte, la crescita

Dietro ai 255,2 milioni di euro ci sono denominazioni e territori con una forte riconoscibilità internazionale: Barolo e Barbaresco, Barbera d’Asti, Alta Langa, Gavi e Asti, oltre a un patrimonio di denominazioni che permette al Piemonte di presidiare segmenti differenti del mercato. Il dato piemontese va letto soprattutto in rapporto alla performance nazionale: mentre l’Italia perde oltre otto punti percentuali, il Piemonte cresce. Non significa che il settore sia immune dalle difficoltà internazionali, ma indica una maggiore capacità di tenuta del valore delle esportazioni. Un elemento interessante è anche la dimensione economica complessiva del comparto. Secondo l’Osservatorio Ismea-Qualivita, aggiornato a settembre 2026, il sistema dei prodotti vitivinicoli DOP e IGP vale 1,18 miliardi di euro, all’interno di un paniere regionale DOP-IGP da 1,564 miliardi. Il Piemonte conta inoltre 60 vini DOP/IGP, tutti DOP.

Lombardia, arretramento contenuto

La Lombardia si colloca al sesto posto nella graduatoria nazionale del primo trimestre, con 72,1 milioni di esportazioni vinicole. Il confronto annuo evidenzia una diminuzione dell’1,3%. Un dato che riflette la presenza di un sistema produttivo articolato, nel quale spiccano realtà come Franciacorta e Oltrepò Pavese. La sostanziale tenuta lombarda assume quindi un significato economico: in una fase caratterizzata da domanda internazionale più debole e da forti differenze tra mercati, il valore dell’export regionale mostra una relativa stabilità.

Liguria in accelerazione

La Liguria non compare nella top ten del primo trimestre riportata da WineNews, è però interessante guardare all’evoluzione successiva dell’anno: nei primi sei mesi del 2026 l’export ha registrato una crescita del 21,9%, una delle variazioni percentuali più elevate tra le regioni italiane. Il dato va interpretato tenendo conto della dimensione molto più contenuta della base di partenza. La Liguria dispone infatti di una viticoltura particolare, caratterizzata da produzioni di nicchia, forte legame con il territorio e condizioni orografiche che rendono complessa la meccanizzazione. Secondo l’Osservatorio Ismea-Qualivita, il comparto dei vini DOP e IGP vale 26 milioni e comprende 8 DOP e 4 IGP. La crescita, quindi, va letta anche come capacità di trasformare produzioni territoriali di dimensione limitata in prodotti riconoscibili sui mercati.

Difficoltà

Nel primo trimestre 2026 il vino italiano ha esportato 472,8 milioni di litri, il 4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La contrazione del valore è quindi superiore a quella dei volumi, segnale di una pressione anche sul valore medio delle vendite. Gli Stati Uniti, principale mercato di destinazione, rappresentano uno dei nodi più delicati: nel primo trimestre l’Italia ha esportato vino per 407,9 milioni di euro, con un calo del 20,5%. Il mercato americano ha comunque mostrato un miglioramento nel corso del trimestre rispetto ai dati di gennaio e febbraio. Anche la Germania, con 263,3 milioni, registra un -4,5%, mentre il Regno Unito si ferma a 154,2 (-8,3%). In controtendenza il Canada, a 94,8 milioni (+0,3%), e la Francia: 67,5 (+4,3%). Tra i mercati più dinamici spiccano la Russia, a 45,2(+46,5%), la Cina, a 19 (+17%), e il Brasile, a 9,3 (+11,8%). Il Giappone in negativo, con 37,8 e -5,3%.